Aima

Aima (sangue, in greco) affronta il tema della violenza. In Aima, però, il sangue non è mai protagonista della scena, e nemmeno la violenza fisica, ma lo sono le forme di violenza meno tangibili: oppressione, umiliazione, sottomissione, nelle loro declinazioni molto attuali di femminicidio e bullismo.
Il linguaggio utilizzato in scena unisce la danza contemporanea con la danza di strada (hip-hop e breakdance), in un vertiginoso oscillare tra introspezione, tribalismo ipnotico, straniamento.
Nella prima parte il duo dei due danzatori Ambrose Laudani e Erika Melli esprime lo stridente contrasto tra l’amore perfetto e ideale di Orfeo ed Euridice e la sua rivisitazione in chiave contemporanea, che svela la spirale di violenza che si nasconde sotto lo stereotipo dell’amore idealizzato.
Nella seconda parte, le coreografie di Ambrose Laudani per nove danzatori traggono spunto dal mito di Orfeo, essere libero, geniale e anticonformista che viene punito e perseguitato dagli dei. Nella trasposizione in chiave contemporanea, alla naiftè di Orfeo si contrappone la freddezza e l’impetuosità del “gruppo” che con rituali dal sapore ancestrale lo spingono verso l’omologazione e la perdita d’identità.


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